martedì 21 giugno 2011

Le Agane delle Mirische

Vi ho fatto aspettare un po' ma finalmente l'ho finita e ora vi mostrerò come al solito le foto del lavoro finito e già vi avviso che avendo fatto una quantità industriale di foto, alla fine non so più quale mettere così ve ne propinerò un bel po' ma prima come promesso, vi racconterò la leggenda delle Agane del mio paese.
Sarà un po' lunga quindi mettetevi comodi e scusate se il racconto da qualche parte non è scorrevole ma dovete sapere che originariamente era in friulano poi tradotto in italiano non più corrente da Riccardo Castellani nel libro Li fadis da li Miriscis e altri contis... tradotto Le fate delle Mirische e altre storie)!

La leggenda narra che in una località di Casarsa - Le Mirische - ( in friulano li Miriscis),

nei pressi di una roggia con acque limpide e cristalline, vivesse una piccola comunità di fate che uscivano solo all'imbrunire a lavare e sbiancare il lino e la canapa.
Se qualcuno si avvicinava per spaventarle o per farle qualche dispetto, esse sparivano a nascondersi ma se invece si passava oltre senza volerle inseguire o fingendo di non guardarle, esse continuavano il loro lavoro.
Una sera d'estate, nel periodo del fieno, un giovane contadino che si era attardato nei campi, messi gli attrezzi sopra al carro trainato dai buoi, si avviava lentamente verso casa, quando arrivò all'altezza della fonte vide le fate che lavavano e sbattevano il lino e la canapa, il cuore incominciò a battergli forte nel petto ma sapendo che se le avesse guardate loro sarebbero scomparse, continuò a camminare lentamente lungo la strada fingendo di non guardarle.
Ma ad un certo punto dopo un tratto di strada si girò per guardare se qualche attrezzo fosse caduto e vide che una delle fate della roggia stava seduta sul carro.
Lui per paura che ella sparisse continuò per la sua strada zitto zitto e lei se ne stava ferma tranquillamente ad osservarlo, fino a che, arrivato nei pressi della sua casa mentre stava per entrare nel portone, si voltò e la fata era scomparsa.
La fata era giovane e bella e sembrava buona e mansueta.
L'indomani il giovane tornò nei campi a continuare il lavoro che aveva lasciato il giorno prima, finì di rincalzare le file di granturco e dopo aver caricato il fieno sul carro si avviò verso casa.
Arrivato alla roggia che stava facendo notte, egli vide le fate che lavavano e sbattevano, che storcevano e appendevano le matasse ad asciugare sui filare della vigna lì vicino.
Quando arrivò nella contrada di Sclavès e gli mancava poco per arrivare a casa, egli vide di nuovo la fata questa volta seduta sopra al carico di fieno ma quando si apprestò per entrare nel portone, si girò e vide che la giovane fata era di nuovo scomparsa.
Ogni giorno lui si recava nel suo campo nelle Mirische e ogni giorno si ripeteva la stessa cosa.
Fino a quando il giovane decise di andare da un vecchio stregone che possedeva un libro antico ove vi era scritto tutta la scienza del mondo e il vecchio mago gli disse:.... “Se vuoi averla come sposa devi chiedere a tua madre il fazzolettone che usa per andare a messa, poi lo devi allargare e stendere sul giogo delle mucche quando ti avvii per far ritorno a casa dal campo.
Quando sarai davanti al portone di casa tua non devi mostrare alcun interesse e non devi voltarti indietro per vedere se lei è ancora lì.
Manda avanti le mucche con il carro fino a sotto il portico e senza farti vedere chiudi veloce il portone e così essa non avrà più potere e nemmeno voglia di sparire e allora la potrai prendere come moglie.
Però guai a te se quando ti adiri con lei le dai uno schiaffo sul viso perché in questo caso lei scomparirebbe e tu non la potrai più vedere.”
E così avvenne, il giovane si sposò con la bella e giovane fata, ebbero molti figli che riempirono la casa intorno al focolare e alla sera si ritrovavano tutti ad ascoltare le fiabe della nonna e le leggende della mamma fata.
La fata anche se madre e moglie felice non riuscì mai ad abituarsi a stare per un giorno interno in casa senza fare almeno un veloce giro per i campi a raccogliere erbe selvatiche per la cena o ad andare a trovare le sue sorelle alla roggia, tutto procedeva per il meglio fino a quando un giorno si attardò un po' più del solito e rientrò a casa che l'ora della cena era ormai passata da un po'.
Così tra il fatto che il marito non aveva mai completamente capito il perché la moglie ogni giorno uscisse fuori per i campi anche con il brutto tempo e tra lui che quel giorno aveva la luna di traverso, quando la vide gli diede uno schiaffo sulla guancia, essa lo guardò per alcuni istanti poi volse lo sguardo verso i suoi figli che stavano attorno al focolare e anche il marito volse lo sguardo verso i figli come per mostrarle che i bambini avevano fame ma quando egli rivolse lo sguardo verso di lei.......lei era scomparsa.
Lui si mise a chiamarla da prima adirato e poi disperato, la cercò ovunque, per anni la chiamò e per anni la cercò, senza mai trovarla, senza poterla rivedere mai più.
E si racconta che solo nel più profondo della notte, essa tornava per rimboccare le coperte dei suoi bimbi e di suo marito ma nessuno l'aveva più rivista con i suoi e non si videro più neanche le altre fate, nemmeno dalle parte delle Mirische .












lunedì 13 giugno 2011

Fatina?? .....Quasi finita!

A dire il vero mi manca solo che la base finisca ad asciugare ma forse i prodotti che sto usando o forse il semplice fatto che con questi giorni di grande umidità, ci sta impiegando una vita a farlo .... così ho pensato in attesa, di farvi vedere alcune foto della fatina, inutile dire che in questi giorni bui e piovosi per fare delle foto semplicemente decenti ci vuole Mandrake!
Ancora un po' di pazienza e poi vi racconto anche la leggenda!